Tuesday, September 2, 2025

LE "LUCI" OLTRE L'OCEANO - L’educazione ai tempi di Trump.

 A proposito di letture istruttive. Quella di Dawn’s early light qualcosa come  La prima luce dell’alba [1] penso lo sia sicuramente. L’autore del libro, uscito negli USA circa un anno fa e non ancora tradotto in Italia, Kevin D. Roberts, non è uno qualunque. Storico, docente universitario, ex rettore, Roberts presiede attualmente l’Heritage Foundation, un centro studi - un think tank se preferite - cui si deve la redazione del Projet 2025, reso noto proprio nel periodo dell’uscita del libro, alla vigilia delle ultime elezioni presidenziali americane. Projet 2025 è universalmente considerata l’agenda politica di Donald Trump, in cui sono indicate dettagliatamente le azioni concrete che, settore per settore dell’amministrazione, devono essere intraprese per realizzare una radicale cambiamento negli USA. Di quell’agenda il libro è il manifesto ideologico, il fondamento teorico che la spiega e la giustifica. La prefazione è di J.D. Vance, nel frattempo diventato il vicepresidente, che esprime apertamente la condivisione piena delle tesi esposte.

Ai fini delle questioni che trattiamo è interessante notare che un intero capitolo è dedicato alla scuola e all’educazione - Schools should teach Piety. Dopo una prima parte di impostazione generale, questi temi precedono quelli dell’economia, dell’ordine pubblico e della politica estera. La tesi di Roberts è che il Partito della Distruzione (una sorta di partito unico che comprende i progressisti ma anche i conservatori vecchio stile) ha iniziato la sua lunga marcia per la conquista delle istituzioni dell’America dalla sua storica roccaforte, il sistema di istruzione. L’autore parla di una “cospirazione in atto da un secolo” (A century-long cospiracy è proprio il titolo di un paragrafo), condotta da amministratori, finanziatori e teorici dell’educazione, indicati come i Conditioners, di cui John Dewey è stato il capostipite. Il loro obiettivo è stato ed è quello di sovvertire la “tradizione dell’educazione americana”, tramandata praticamente dai tempi dei Padri Pellegrini e “radicata nella Bibbia, nella storia Anglo-americana e nella cultura dell’Occidente”[2] .

Questa tradizione è stata prima criticata perché inadatta alla moderna realtà industriale, in modo che le scuole e le università si concentrassero sui metodi didattici e su “competenze come il pensiero critico e la formazione nelle materie scientifiche”. Poi, una volta svuotate dei valori tradizionali, nelle scuole è stata surrettiziamente introdotta “una nuova filosofia della formazione morale” per creare “una generazione di gente superficiale, che non dà valore alle cose permanenti”; gente senza radici, “che potrebbe vivere dovunque”, pronta per un mondo globalizzato. Questa nuova filosofia si baserebbe - secondo Roberts - sui principi del relativismo - la tradizione è oppressiva e l’educazione consiste proprio nella liberazione dal suo retaggio - del rifiuto del principio di autorità, a partire da quella dei genitori; del rifiuto delle “leggi di natura” in nome del’”inclusione” e ella “diversità”- a cominciare dalla distinzione fra uomo e donna (“Il genere era semplicemente l’ultima tessera del domino da far saltare dopo la comunità, la nazione, la persona umana, la fede, l’Occidente e ogni altro valore che doveva essere abbattuto”). La “truppa di fanteria” che ha direttamente compiuto questa devastazione è costituita ovviamente dagli insegnanti, ormai quasi totalmente conquistati dall’ideologia del Conditioners quando non direttamente dal “marxismo culturale” e guidati da sindacati  che fanno il bello e il cattivo tempo nella scuola e in molte Università.

Roberts critica altri aspetti del sistema educativo americano, a cominciare dal centralismo del Dipartimento federale - asservito alle élite globaliste molto più degli Stati, più vicini alle comunità locali - che si esercita attraverso programmi come No child left behind e attraverso i test standardizzati di valutazione delle scuole. A leggere bene, tuttavia, l’autore non critica i test in sé ma il fatto che essi veicolino, più o meno implicitamente, i contenuti  e le competenze della “filosofia della Distruzione”. Tant’è che loda l’iniziativa di una rete di scuole cattoliche tradizionaliste di redigere e mettere a disposizione test “alternativi”. Così come, nonostante la citazione precedente, egli non critica l’importanza assunta dalle materie STEM e non concede nulla all’antiscientismo creazionista che ha caratterizzato in un recente passato la destra americana. Lamenta semmai una sottovalutazione delle humanities ma soprattutto il loro stravolgimento. Soprattutto della Storia, il terreno su cui si gioca, più di ogni altro,  l’egemonia del Partito della Distruzione. Roberts denuncia il fatto che lo studio della storia “classica”, basata sulla conoscenza dell’eredità greca e romana, della civiltà europea centrata sul cristianesimo e della costruzione della nazione americana, sia stata sostituita da “moduli in aree come Studi etnici, Storia tribale, Studi sui genocidi, focalizzati su concetti come identità e resistenza all’oppressione”, fino all’adozione, come testo di studio di libri come La storia del popolo americano [3] . Così, invece di giovani animati da sentimenti di pietà e di rispetto per la famiglia e la nazione, si educano “attivisti antifa, pronti a tirar giù la statua di George Washington, lanciare molotov alle stazioni di polizia e gridare slogan anti-semiti”.

In un quadro così buio, il libro tuttavia scorge, come in altri settori della vita sociale,  alcune luci che annunciano l’alba. In questo caso i protagonisti sono i genitori. Secondo il suo autore, famiglie che prima erano state indifferenti verso la vita scolastica dei figli e avevano delegato la loro educazione agli insegnanti, grazie soprattutto al periodo delle lezioni a distanza a causa della pandemia, hanno potuto rendersi conto direttamente conto del disastro che  quegli stessi insegnanti stavano facendo. E hanno reagito. Si riferiscono quindi casi sempre più frequenti di comitati di genitori che si rivolgono alle autorità scolastiche per chiedere che siano bandite le teorie del genere, la teoria critica della razza  e  siano abbandonate le politiche cosiddette DEI (Diversity, equity, inclusion), minacciando altrimenti di ritirare i propri figli da scuola. E si citano scuole private, in particolare cattoliche, che si propongono esplicitamente come alternativa,  con curricola tradizionalisti. 

E’ questa, quindi, la strada giusta, il cardine della politica del Partito della Creazione (che si oppone a quello della Distruzione): garantire sempre e comunque la libertà di scelta dei genitori, la possibilità di mandare i figli in una scuola che rispetti i valori della singola famiglia e della Famiglia in generale. Attenzione però: Roberts dichiara esplicitamente di non voler smantellare la scuola pubblica, né teorizza la superiorità di un sistema educativo basato sulla concorrenza fra scuole (in un’altra parte del libro parla con sarcasmo del mito del “libero mercato” appannaggio dei liberali globalisti e dei conservatori vecchio stile). L’obiettivo finale è invece proprio la “riconquista” del sistema pubblico di istruzione ma per questo è necessaria una fase di forte pressione da parte dei genitori “liberi di scegliere” e delle reti di scuole tradizionaliste.

Il 29 gennaio scorso il Presidente Trump, in uno dei suoi primi ordini esecutivi, premesso che “La politica della mia Amministrazione è quella di supportare i genitori nella scelta e nella gestione dell'educazione e dell'istruzione dei propri figli”, dava mandato al Segretario dell'Istruzione “di presentare - entro 90 giorni -  un piano che identifichi, valuti e formuli raccomandazioni in merito all'utilizzo dei programmi di sovvenzioni discrezionali rivolte ad ampliare la libertà di istruzione per le famiglie e gli insegnanti americani”, accompagnate da “linee guida in merito a come gli Stati che ricevono sovvenzioni dal Dipartimento federale, possano utilizzarle per ampliare la scelta educativa e sostenere le famiglie che scelgono alternative educative agli enti governativi, comprese le opzioni private e religiose”. Il successivo 20 marzo un altro ordine esecutivo dava mandato al Segretario all’Istruzione  di mettere in atto tutte le azioni “per agevolare la chiusura del Dipartimento dell'Istruzione e restituire l'autorità sull'istruzione agli Stati e alle comunità locali”, stabilendo inoltre che “ qualsiasi programma o attività che riceva assistenza federale ponga fine alle discriminazioni illegali occultate dall'etichetta ‘diversità, equità e inclusione’ o termini simili e ai programmi che promuovono l'ideologia di genere” [4] . Del resto, Roberts, nel suo libro, sostiene che l’unico modo per sconfiggere il Partito della Distruzione è fighting fire by fire - combattere il fuoco col fuoco - ovvero distruggere per sgombrare e purificare il terreno e solo dopo ricostruire.

Queste sono le “luci” che si intravedono di là dall’Oceano. Significano qualcosa anche per chi si trova da quest’altra parte? Dawn’s early light , con le sue tesi estremizzate, il tono a volte palesemente complottista, il suo richiamo esplicito alla fede come fondamento dell’agire politico, è legato certamente alle condizioni e anche alla contingenza del dibattito pubblico in America. Mi pare però che qualche assonanza con la nostra condizione ci sia. Soprattutto, al di là delle iniziative del singolo ministro e alle idee di alcuni intellettuali organici al nuovo corso, si può scorgere un orizzonte molto più ampio in cui si stanno verificando cambiamenti profondi anche nell’ambito della cultura, del senso comune e, quindi, dell’educazione. A proposito della quale Kevin D. Roberts ci ricorda che “dalla Repubblica di Platone in poi” chi vuol cambiare il mondo ha capito che deve porsi prioritariamente il problema di formare le “giovani menti”. In questo caso almeno, è difficile dargli torto.

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[1]  Kevin D. Roberts, Dawn’s early light. Taking back Washington to Save America, Broadside Books, 2024

[2]  Le citazioni qui riportate sono tratte dal capitolo citato, da pag. 77 a 99, dell’edizione americana.

[3] Si tratta di Howard Zinn, Storia del popolo americano, edito in Italia dal Saggiatore in diverse edizioni dal 2018, testo che rilegge la storia degli USA con un occhio critico, dal punto di vista anche delle minoranze escluse o marginalizzate nei diversi periodi storici.

[4] I testi dei provvedimenti citati sono consultabili sul sito della presidenza USA, Thewhitehouse.org.

 

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