Friday, January 9, 2026

... E INVECE IN ESTONIA? Un'altra sperimentazione sull'intelligenza artificiale

   C’è un altro Paese, oltre alla Corea del Sud, che in questo anno scolastico ha avviato un progetto di intervento massiccio sull’Intelligenza artificiale. In  Estonia è iniziato, nell’agosto scorso, il programma Ti-Hűpe (qualcosa come “salto dell'intelligenza artificiale”), nell’ambito di un più ambizioso piano di digitalizzazione del Paese.
  Il progetto coinvolgerà, in pratica, tutte le scuole secondarie superiori estoni. Consultando il sito dedicato [1], a cura del Ministero estone dell’educazione, si legge che “fra il 64 e il 90% degli studenti estoni usa già strumenti di IA” per lo più attraverso app commerciali gratuite , essenzialmente per completare più velocemente i compiti scolastici. Tuttavia, “la ricerca dimostra che questo tipo di utilizzo può ostacolare lo sviluppo del pensiero critico, della concentrazione, della creatività e dell’autonomia”. Dunque occorre intervenire tempestivamente perché l’IA “potenzi l’apprendimento e l’insegnamento anzichè sostituirlo”.
Partendo da questa convinzione, Ti-Hűpe si sviluppa lungo tre linee di azione: un’ampia campagna di iniziative di formazione per insegnanti; lo sviluppo di strumenti di IA realizzati appositamente; il coinvolgimento dei dirigenti scolastici, delle associazioni degli insegnanti, delle organizzazioni studentesche e giovanili ma anche del mondo della ricerca e delle istituzioni culturali. Lo scopo è “aiutare le scuole a ripensare l’insegnamento nell’era dell’intelligenza artificiale e a promuovere un apprendimento significativo”.
  La formazione è iniziata alla fine di agosto dello scorso anno con una “due giorni” di incontri on line a cui ha partecipato un numero altissimo di insegnanti appartenenti a 120 scuole superiori (gűmnaasium) sulle circa 150 che operano in Estonia, a cura di un team composto da esperti e insegnanti che ha poi continuato a svolgere un lavoro di coordinamento dell’iniziativa. I corsi sono poi proseguiti con approfondimenti per materie ma anche con la messa a disposizione di webinar, di spazi di discussione e di richiesta di chiarimenti al team, di attività di visiting dei suoi componenti alle scuole richiedenti per affrontare problematiche specifiche. L’aspetto più interessante è forse che ogni scuola è stata incentivata a costituire al proprio interno “comunità di pratiche” con l’obiettivo di condividere buone pratiche e di definire, entro l’anno scolastico, una politica condivisa di utilizzo della IA nell’istituto, in funzione della sua specifica realtà.
  Sul versante degli strumenti didattici, il programma prevede, attraverso un accordo con Google e OpenAI, l’attivazione di un accesso gratuito per tutte le insegnanti e gli insegnanti alle rispettive piattaforme di LLM ordinariamente a pagamento. Ma soprattutto lo sviluppo di una app originale, addestrata tenendo conto del contesto linguistico e culturale estone e con una precisa impostazione didattica. A differenza delle altre, questa app non fornisce risposte dirette e tendenzialmente esaustive; di fronte ad un prompt replica piuttosto con alcuni suggerimenti che stimolano ulteriori ricerche e conclude sempre , a sua volta, con una domanda. Un modello, in qualche modo “socratico”, che tende piuttosto a imitare il comportamento dell’insegnante. La app è stata già testata con una decina di scuole-pilota. Gli insegnanti l’hanno presentata e ne hanno raccomandato l’uso agli studenti, i quali non erano tuttavia obbligati a usarla. (Il sito di Ti-Hűpe precisa che “l’obiettivo non è aumentare l’uso della IA tra gli studenti ma garantire che venga utilizzata in modo significativo”) Dopo alcune settimane di sperimentazione, un gruppo di controllo ha rilevato che gli studenti in effetti usavano in grande maggioranza - oltre l’80% - l’app “estone”  per i compiti scolastici, continuando ad usare le versioni gratuite delle piattaforme commerciali per gli altri usi.
  Val la pena di notare che l’app è stata sviluppata da un gruppo di lavoro composto da esperti di IA ma anche da ricercatori nel campo dell’educazione e da componenti dell’Istituto della lingua estone - questi ultimi incaricati in particolare di valutare la qualità lessicale e grammaticale della lingua. Il coordinatore del gruppo è Jaan Aru, un giovane neuroscienziato, docente dell’Università di Tartu. Aru è famoso anche a livello internazionale per i suoi studi sul cervello e le basi neurali della coscienza. Recentemente ha pubblicato due paper, consultabili anche su internet, uno dedicato ai potenziali effetti negativi sulle capacità cognitive dei ragazzi di un uso non controllato dei dispositivi digitali [2], l’altro sull’IA e la personalizzazione dell’insegnamento [3]. 
  Ti-Hűpe è dunque già ampiamente nella fase operativa. L’ulteriore e decisivo passo sarà la messa a disposizione della “app estone” a tutti gli insegnanti e gli studenti: uno degli ultimi comunicati dei responsabili del progetto afferma che lo step è previsto entro questo mese di gennaio, dopo che saranno risolti alcuni problemi relativi alla tutela della privacy. Per completare l’informazione, si può aggiungere che il costo dell’intero progetto è di circa 2 milioni di euro, una cifra comunque non altissima se si considera che l’Estonia spende quasi 3 miliardi l’anno per l’istruzione, il 6,3% del PIL, uno dei più alti della UE. Oltretutto metà della spesa sarà coperta da sponsor privati.
  Una prima valutazione dell’esperienza del Paese baltico sarà possibile solo dopo la conclusione di questo anno scolastico iniziale e ci vorrà un tempo ben più lungo per una stima dell’impatto a lungo termine del programma. Si può tuttavia osservare che questa esperienza si muove sulla base di  principi diversi da quella, largamente fallimentare, della Corea, anche se con la stessa ambizione di produrre un cambiamento sull’intero sistema di istruzione in tempi relativamente rapidi. In questo caso però si è puntato piuttosto sulla motivazione al cambiamento e sulla valorizzazione delle competenze professionali, sul coinvolgimento dei soggetti interessati, comprese le rappresentanze degli studenti, sulla possibilità di costruire uno strumento di IA adeguato al contesto locale e orientato da principi pedagogici precisi. Si potrebbe dire che si è cercato di attivare l’intelligenza collettiva per governare quella artificiale, tenendo ferma la consapevolezza che l’IA presenta grandi potenzialità e altrettanto grandi rischi. 
  Proprio l’articolo di Aru sulla personalizzazione dell'apprendimento citato prima può fornire una chiave di lettura, utile anche per la nostra riflessione. In esso si sostiene che la IA può contribuire seriamente alla personalizzazione ma che un approccio meramente tecnologico non solo è insufficiente ma è anche “disallineato” con gli obiettivi di fondo che l’educazione deve porsi nella società contemporanea. E per i quali è richiesto piuttosto un “cambiamento olistico” dei sistemi educativi. Nelle conclusione si legge: “Come evidenziato nella nostra analisi, l’approccio tecnologico privilegia l'individualizzazione e la valutazione basata sulle prestazioni rispetto a obiettivi educativi più olistici, come la promozione dell'autonomia degli studenti, l'impegno cognitivo, le capacità di apprendimento autoregolato e lo sviluppo di competenze generali. Sebbene soluzioni di intelligenza artificiale generativa attentamente progettate possano migliorare alcuni di questi obiettivi, la ricerca emergente evidenzia i potenziali effetti negativi di un suo uso non regolamentato sull'apprendimento, sullo sforzo mentale e sulle capacità metacognitive. Il futuro è probabilmente un modello ibrido, in cui l'intelligenza artificiale implementata in modo ponderato funga da supporto all'interno di ambienti di apprendimento collaborativi e socialmente radicati, presentando una strada più promettente per allineare la tecnologia alle esigenze dell'istruzione contemporanea”.
  Un’immagine accompagna questo brano. Da una parte si vede la silhouette di uno studente solo davanti ad un computer, sopra la scritta corrent personalizated learning individualized learning, dall’altra ci sono tre studenti che condividono un tavolo di lavoro: uno consulta un tablet, l’altro maneggia un libro, il terzo ha davanti un mappamondo e pare rivolgersi agli altri due. Sopra la scritta: desired personalized learning - collaborative learning.
Senza parole ma molto chiaro.

 

[1] https://tihupe.ee/en/
[2] Aru, J., Rozgonjuk, D. The effect of smartphone use on mental effort, learning, and creativity, 2022, in Trends in Cognitive Sciences.
[3] Aru J., Laak K.-J. Ai an personalized learning: bridging the gap with modern educational goals, 2025, in arXiv

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