Poco più di un mese fa il MIM ha presentato il testo delle nuove Indicazioni nazionali per i Licei [1] . Fino al 31 maggio si è svolta la “consultazione” nelle scuole. Queste ultime sono state invitate a rispondere ad un questionario tutto di risposte chiuse, a parte uno spazio finale aperto per “suggerimenti e osservazioni”. D’altra parte, la quasi totalità delle domande del questionario propongono solo un’alternativa fra la piena adesione al documento e l’opportunità di dare suggerimenti emendativi; la possibilità di pronunciare un giudizio negativo anche su parti specifiche è praticamente esclusa. Era già successo in occasione della consultazione delle Indicazioni del primo ciclo. Questa volta però la discussione pubblica nel merito della bozza ministeriale sembra molto meno intensa e ampia. Forse il dibattito prenderà quota dopo la pausa estiva, per ora sono arrivate all’attenzione dei media solo questioni tutto sommato di dettaglio. Con il dovuto rispetto per il capolavoro manzoniano, non mi pare una questione dirimente se i Promessi sposi al Liceo classico (perchè, nelle altre scuole?) debbano essere letti integralmente nel primo Biennio o in antologia nel triennio successivo; così come l’eliminazione del pensiero di Marx dalla parte delle conoscenze “suggerite” di Filosofia (per poi riapparire curiosamente come “il marxismo e la Scuola di Francoforte” nell’anno terminale) è più che altro un sintomo dell’atteggiamento della Commissione redigente verso il mainstream ministeriale.
Eppure il documento è stato presentato con una certa enfasi come “non una semplice revisione di programmi” ma come “un ripensamento strutturale della funzione formativa del Liceo, del rapporto tra discipline e tra scuola e società” [2]. Forse chi l’ha scritto presumeva un po’ troppo ma certamente queste Indicazioni vanno a completare un percorso che, nel corso della legislatura, ha tentato di dare una direzione di marcia al complesso della scuola italiana, sulla base di una idea di scuola sufficientemente coerente e attraverso atti che hanno riguardato la programmazione (nuove Indicazioni dei due cicli, Linee guida sull’Educazione civica), la valutazione (“giudizi sintetici” alias voti nella Primaria, nuove regole per il comportamento); lo stesso ordinamento (“riordino dei Tecnici” e “4+2” per la stessa formazione tecnico-professionale); oltre a diversi interventi sulle regole di organizzazione interna delle scuole. In questo quadro deve essere valutato anche questo nuovo “ripensamento ” dei Licei.
Il documento è composto da una parte generale - la Premessa -, seguita da parti specifiche per ciascuno dei 10 indirizzi del “sistema liceale”, suddivise per le materie dello specifico piano di studio. La prima parte si apre, a sua volta, con una Premessa culturale generale [3] - in questa nota si prenderà in esame solo quest’ultima. Ma occorre premettere che la decisione stessa di far uscire separatamente le Indicazioni per i Licei rispetto alle linee-guida dell’istruzione tecnica e professionale significa già qualcosa. La giustificazione ufficiale è che si vuol attendere il completamento della riforma dei Tecnici e della filiera tecnico-professionale, mentre - secondo quanto scritto nella bozza stessa - vi era un’urgente sollecitazione a cambiare il documento dei Licei che saliva “dal mondo della ricerca, della scienza e del lavoro, nonché dagli stessi docenti e dirigenti liceali”. Per la verità, di questa solleciatazione non era facile scorgere traccia. E lo stesso Consiglio superiore della P.I., nel suo parere sull’ultimo atto della riforma dei Tecnici, fa presente che sarebbe stato meglio disporre preliminarmente di nuove linee-guida, qualora le si volessero cambiare.
Il punto è un altro. Nelle “vecchie” Indicazioni si affermava che uno degli obiettivi principali era quello di un compiere un “decisivo passo verso il superamento della tradizionale configurazione ‘a canne d’organo’ del secondo ciclo dell’istruzione, attraverso un puntuale raccordo con le Linee guida dell’Istruzione tecnica e professionale” e in particolare con “l’individuazione di alcune discipline cardine e di alcuni nuclei comuni, relativi soprattutto, ma non solo, al primo biennio” [4]. Ora questa prospettiva è del tutto scomparsa, anzi la direzione è opposta. Da un lato, i nuovi curricoli degli istituti tecnici accentuano la differenziazione dei percorsi già nel primo biennio e la sperimentazione del “4 + 2” consolida un canale ancor più separato. Dall'altro, le nuove Indicazioni per i Licei caratterizzano questi ultimi come la vera “scuola di formazione”, finalizzata a strutturare una forma mentis “capace di arrivare al saper vedere teoretico”, con il quale gli studenti “travalicano la realtà dell’esperienza accedendo all’universo delle idee e dei concetti”.e diventano “menti mai sazie di domande, di verità, di libertà”. Questa concezione, che separa la formazione teorica dall’attività pratica e attribuisce di fatto ai Licei una funzione culturalmente superiore perchè rivolta alla trascendenza dal “puramente soggettivo” e “dall’interesse materiale”, sostiene e percorre tutto il documento. Una impostazione che richiama una filosofia di stampo “idealistico” - potremmo dire a tratti neo-gentiliano - espressa con uno stile retorico a volte ridondante.
Anche alcuni tratti interessanti del documento finiscono così per perdersi, se non per volgersi nel contrario. Non è affatto sbagliato riferirsi alla scuola secondaria “superiore” come “scuola dell’adolescenza” e ricondurre quindi l’azione educativa alle fasi della crescita degli individui (ma perchè soltanto il “sistema dei licei” dovrebbe “inquadrare e qualificare culturalmente l’adolescenza”?). Poi però la condizione concreta degli adolescenti praticamente scompare, la loro crescita personale è identificata senz’altro con lo studio inteso riduttivamente come assimilazione della “lingua colta” e di “un corpo oggettivo di conoscenze”. In modo che “l’Io individuale (scritto proprio con la i maiuscola) impari a riconoscersi in un impresa che sta al di là delle mere espressioni soggettive del sè”. Alla fine “scuola dell’adescenza e scuola del leggere coincidono”. Dove “leggere” non è inteso in senso metaforico - la “lettura del mondo” - ma proprio come lettura di testi. La parola esperienza, come abbiamo visto, è citata una sola volta, per dire non che deve essere elaborata criticamente ma semplicemente “travalicata” . Nè si parla mai di apprendimento attraverso la ricerca, personale e collettiva, che si confronta con la realtà usando gli strumenti concettuali delle discipline. Un accenno, quasi in finale, al pensiero critico si tiene comunque lontano dall’idea che esso significhi insegnare a vedere le cose in una prospettiva diversa e a mettere in discussione, all’occorrenza, anche i postulati del sapere generalmente accettato. Viene da commentare, citando Galilei, che lo studio dovrebbe avere a che fare piuttosto con le “ragioni e con le dimostrazioni e non con testi e nude autorità, perché i discorsi nostri hanno a essere intorno al mondo sensibile e non sopra un mondo di carta” [5].
Similmente, il paragrafo sulla Scuola che educa all’empatia, alle relazioni e al rispetto inizia definendo bene la scuola stessa come lo “spazio d’incontro” in cui “si innesta il rapporto fra fini formativi dei Licei e affettività” (e, si spera, non solo dei Licei). Poi, tutto si riduce ad una generica esaltazione alla “relazione educativa” del “rapporto io-tu”, studente-docente, e “all’approfondimento di temi quali la riproduzione e il concepimento consapevole, nenchè la prevenzione delle malattie sessualmente trasmissibili”. La parola “genere” non compare mai. Alla fine quasi metà del paragrafo è dedicata alla “densa rilevanza” che deve avere la “prossemica del rispetto” (“tono di voce moderato, distanza spaziale, sguardo sorridente” e così via). Sempre a proposito di relazioni, in un altra parte del documento, non si manca di deprecare i comportamenti che interpretano la libertà come “espressione di proteste, come quelle che sfociano a volte in atti violenti” o a “forme meramente oppositive e reattive”. Associando così senz’altro proteste studentesche e illegalità.
Non mancano inoltre riprese puntuali di alcuni temi che sono diventati distintivi della nuova ideologia ministeriale: l’Occidente come unica fonte della “dignità della persona e del suo primato sui bisogni materiali e sui meccanismi collettivi”; il personalismo cristiano come unica ispirazione “fondativa” della Carta costituzionale (Mariain e Mounier sono gli unici pensatori citati nel documento); il talento, di cui si tenta pure una definizione, non proprio intuitiva, come “potenziale cognitivo”.
La bozza delle Indicazioni comprende anche alcuni paragrafi dedicati ad aspetti più specifici: l’intelligenza artificiale, l’internazionalizzazione, l’orientamento e la formazione scuola-lavoro. Nessuno di questi aggiunge elementi utili a quanto già contenuto in precedenti documenti dedicati. Anzi, alcuni aspetti finiscono per essere fuorvianti. In particolare, la parte sull’IA non contiene alcuna riflessione sull’uso che già è presente nelle scuole e mescola affermazioni ormai di senso comune in ambito educativo ad altre francamente discutibili, come quando si sostiene, con una frase ad effetto, che “un’educazione mediale rigorosa” deve “orientare lo studente a distinguere fra la doxa statistica e l’episteme del sapere validato”.
Un’ultima osservazione, credo non secondaria, su un tema che è già emerso in alcuni contributi critici inviati alla Commissione redigente [6] . Le nuove Indicazioni dedicano davvero scarso interesse sulla continuità verticale fra primo e secondo ciclo. Dicono poco e quel poco è piuttosto preoccupante. Come quando si descrive il passaggio fra primo e secondo grado della secondaria nei termini di un “passaggio metodologico” fra “ottica analitica” e “ottica sintetica” o fra “imparare” e “rendersi conto, ovvero prendere coscienza dei diversi perchè”. Come se prima del Liceo l’apprendimento consistesse essenzialmente in nozioni scollegate e prese per buone in quanto tali.
Ritorniamo così al punto di partenza. L’idea fondativa di questo nuovo atto ministeriale è che, alla fine, c’è chi è in grado di “travalicare” il piano degli “interessi materiali” e chi no. E’ una questione di “talento” o di “merito” o, alla corta, del fatto che non si nasce tutti uguali. Il Liceo è la scuola della teoria, quindi è per i “travalicanti”; per gli altri si deve predisporre una scuola altrettanto dignitosa - ci mancherebbe - ma - sempre in nome della valorizzazione del talento - rivolta alla pratica. Dove quindi prevale un visione economicistica e ha grande influenza il “tessuto economico locale” e i suoi interessi immediati.
Un’idea del passato? Si e no. Diciamo di un passato che ritorna sull’onda delle nuove ideologie di destra, che ripropongono, in versione “tecnologica”, le vecchie ideologie della disuguaglianza. Sappiamo che quest’ultima, se si consolida oltre misura e diventa un principio di regolazione sociale, finisce per minare la democrazia. Di questo si discute ormai apertamente e in molte sedi. Questa discussione riguarda anche la scuola. Continuo a pensare che rendersi conto di quello che si sta preparando sia essenziale ma non basti. Le teorie della disuguaglianza scolastica hanno dalla loro pezzi importanti di senso comune e danno risposte facili, almeno all’apparenza, a problemi reali. Soprattutto quando si presentano nelle forme meno rozze e con la capacità di riorientare a proprio favore concetti di per sè condivisibili. Dunque, bisogna saper dare risposte alternative, che a sua volta non si limitino a difendere ciò che esiste (e che poi non è sempre così eccellente). In primo luogo, sul nodo del rapporto fra educazione, cittadinanza e lavoro nell’epoca della rivoluzione dell’Intelligenza artificiale. Ancora una volta parliamo di un’altra idea di scuola.
[1] https://www.mim.gov.it/-/pubblicato-il-testo-delle-nuove-indicazioni-nazionali-per-i-licei-
[2] Si veda il comunicato stampa relativo alla presentazione del 22 aprile, ancora reperibile sul sito del MIM
[3] Seguita dal Profilo dello studente che elenca le competenze dello studente al termine del secondo ciclo di istruzione, dagli Obiettivi generali del processo formativo e da una parte relativa all’Organizzazione del curricolo di scuola.
[4]https://www.indire.it/lucabas/lkmw_file/licei2010/indicazioni_nuovo_impaginato/_decreto_indicazioni_nazionali.pdf. Forse non èinutile ricordare che anche la precedente versione delle Indicazioni fu emanata da un governo di Centro-destra
[5] Così Salviati, rivolto a Simplicio, nella Seconda giornata del Dialogo sui due massimi sistemi
[6] Si veda in particolare il contributo della FLC CGIL https://m.flcgil.it/sindacato/documenti/scuola/contributo-flc-cgil-alla-commissione-di-studio-incaricata-di-elaborare-e-formulare-proposte-per-la-revisione-delle-nuove-indicazioni-nazionali-per-i-licei.flc-